ROCCA OLIO

8. giu, 2020

L'OlioeXtravergine di oliva e' stato utilizzato come prodotti di bellezza per secoli nell'antica Grecia.Adirittura i romani lo spalmavano sulla pelle

utilizandolo antirughe oppure dopo il bagno.l'olio d'oliva ,infatti,mantiene la pelle elastica grazie agli antiossidanti naturali

 i suoi minerali, i propri acidi grassi e il suo contenuto di vitamina K sono estremamente utili per risaltare gli occhi e nascondere le occhiaiePrecisamente, le semplici operazioni che dovrete compiere sono le seguenti:
- eliminare completamente l'eventuale trucco presente nei vostri occhi;
- tamponare la punta del dito pulita bene in un po' di olio d'oliva ed applicarlo dolcemente nella zona sotto gli occhi, evitando assolutamente di toccarli;
- strofinare l'olio d'oliva adoperato fra le dita ed eseguire un massaggio delicato alle ciglia, togliendo l'eventuale mascara ostinato. 
Questo procedimento risulterà abbastanza utile per rimuovere il trucco degli occhi ed aiuterà efficacemente a prevenire delle irritazioni poco lusinghiere sotto gli occhi.

Successivamente, il procedimento necessario per avere un risultato finale soddisfacente prevede l'esecuzione delle seguenti azioni:
- rimuovere qualunque residuo di trucco ed olio d'oliva dal viso, sciacquando la faccia con il classico sapone;
- bagnare nuovamente la punta delle dita in un sottile strato di olio d'oliva (che non deve gocciolare o lasciare grandi residui, ma deve lasciare la cute sotto gli occhi morbida e liscia) e massaggiare dolcemente la zona in cui sono presenti le occhiaie, facendo attenzione ad evitare ogni contatto con gli occhi;
- ripetere l'applicazione una volta al giorno, preferibilmente durante la sera e prima di andare a dormire. 
Questo processo sarà importante non soltanto per far scomparire quasi totalmente le proprie occhiaie, ma servirà anche per prevenirle in futuro insieme alle inevitabili rughe.

30. mar, 2018
30. mar, 2018

Il “consumatore”

Se prendiamo un soggetto umano, ne possiamo rappresentare sempre ruoli socialmente differenti. Un uomo, è un “automobilista”, un “attivista”, un carattere, ad esempio, “paranoico”, un “uomo” – o donna -, un “tifoso” , un “elettore” ecc. ecc.

Un individuo, quindi, nell’arco della sua giornata, può trasformarsi in tanti differenti soggetti sociali, tutti rientranti in una possibile categoria che è sottoposta a studio da parte di “esperti”. Gli economisti, per cui il soggetto umano è la possibilità di creare un mercato, sia che si tratti di un costo che di un utile, definiscono un soggetto umano che risponde ad un mercato un “consumatore”. Noi tutti, quindi, non abbiamo reali esigenze da soddisfare secondo il nostro gusto, capacità e volontà, ma “consumiamo”.  Il “consumatore” è totalmente privo di volontà sebbene in possesso di una logica. Esso, consuma. Quindi non si nutre, nè mangia, ma consuma beni. Tale definizione deriva dal fatto che ad un’analisi dei fatti, le merci alimentari acquistate dalle società industrializzate sono enormemente superiori al fabbisogno naturale di ciascun individuo. Ciò significa che c’è un esubero di calorie acquistate che viene matematicamente “gettato”, consumato, inutilizzato, bruciato a vuoto. Il “consumatore”, quindi, è il soggetto che nè acquista per mangiare, nè acquista perchè ha fame, ma, appunto, non si sa perchè acquista, ma acquista.

Nutrirsi non è cibarsi, cibarsi non è mangiare, mangiare  divene sempre “consumare”.  Nel nostro lessico il nutrimento è considerato l’elemento base dell’alimetazione di un essere vivente. Le piante, gli animali, i pesci, si nutrono di altri esseri viventi o di sostanze biologico-chimiche presenti in natura. Anche l’uomo, può nutrirsi, per vivere, ma, la sua capacità di trasformare proprio l’elemento naturale e il senso che assume la necessità del nutrimento, lo fanno salire al grado di “essere che si ciba”. In questo caso, il cibo è un elemento che non è immediatamente un elemento naturale, ma passa attraverso la sua propria manipolazione. Il cibo, quindi, ha la funzione di nutrire l’organismo umano, ma , in più, possiede il senso che appartiene a questo gesto necessario. Il cibo testimonia la capacità propria dell’uomo di creare il proprio sostentamento mediante la trasformazione dell’elemento naturale: è quindi, un “atto di pensiero”. In questo modo, l’uomo, crea da solo il proprio nutrimento, prendendolo dalla natura, ma, appunto, umanizzandolo. Se nella parole “nutrimento” vi è un basso grado di consapevolezza e nella parola “cibo” vi è un perfetto grado di coscienza – di chi si ciba – nel vocabolo mangiare v’è, indubbiamente, un elemento di indeterminazione. Il verbo “mangiare” , infatti, designa l’atto di inglobare in un organismo qualcosa a suo proprio fine, che mantiene una certa distanza dalla nutrizione di cui esso ha bisogno. La balena mangia il krill, lo squalo mangia un tonno, un leone mangia una gazzella e così via. Mangiare ha in sè un grado di inconsapevolezza, relativo o alla cosa che si mangia o relativo a chi compie l’atto di mangiare. Mangiare è quindi un atto col quale solo un animale – quale è anche l’organismo umano – immette nel proprio organismo delle sostenza necessarie alla sua sopravvivenza. Mangiare, quindi, è un atto relativo ad una tendenza di un organismo animale, che esso compie più o meno necessariamente e più o meno inconsapevolmente.

Vi è dunque una separazione categoriale, nel mercato. Essa si riferisce a due generi: Produttori e Consumatori. Non vi sono soggetti umani, in questa catena, reali, che parlano e discutono, ma macchine, che producono e che consumano. A tale assurdità lessicale si giunge attraverso le semplificazioni necessarie all’ economista per elevarsi al rango di “pensatore”, che, al contrario di quelli veri, per cui tutti gli uomini sono in grado di esercitare non solo il pensiero, ma anche la libera scelta, implica una sorta di meccanismo già esistente – che lui non ha certo creato – e di cui discute con somma leggerezza. Leggerezza, poichè entrambi i soggetti nominati – Produttore e Consumatore – sono considerati solo ed unicamente dal punto di vista dell’industria, vero riferimento ideale di meccanismo funzionante, con regole semi-matematiche. L’attuale crisi economica, invece, mostra come, al contrario, il “mercato” è costituito da soggetti umani, pensanti e senzienti, che possono astenersi volontariamente dall’obbligo imposto dalle industrie di , appunto, “consumare”. Il fatto che in questo momento non ci sia denaro circolante, è la dimostrazione della fine della fiducia incondizionata che i beni materiali possano costituire la totalità del valore sociale di una civiltà, momentaneamente standardizzata su di una comunicazione globale.

Del resto, a questa situazione paradossale, in cui la necessità naturale della nutrizione diventa una situazione di inferiorità rispetto a chi non ne ha sufficente bisogno, si basa sull’ottenimento del risultato che il dialogo tra le parti sociali si è completamente azzerato. Dopo avere introdotto forzatamente il pensiero standard, TV e giornali, all’individuo è stata tolta la possibilità di esprimersi a parole, per ridursi ad esprimersi con mezzi di tutt’altro genere. Una pettinatura “parla”, un vestito “parla”, un’auto “parla”, ma nessuno dice nulla, poichè la comunicazione cosciente non esiste. Trovatisi nell’impossibilità di sussistere autonomamente, gli psicologi si sono conquistati il posto nelle industrie, nel marketing, nelle aziende locali, dove, invece di ristabilire l’ordine naturale Uomo-Natura, hanno consolidato il rapporto inversamente proporzionale Istituzione-uomo, dove è l’istituzione vera, e l’uomo mancante di essa. Quindi le leggi che governano – anche se non perfettamente, per fortuna – il comportamento irrazionale dell’uomo, vengono utilizzate – è una vecchia scoperta, ma non è stata ancora superata – a servizio del meccanismo del consumo delle merci.

Non molto tempo fa, un Presidente degli Stati Uniti disse: “Mi raccomando, spendete…”

 articolo scritto per OioRocca

Antonio M.Z.

 

7. mag, 2017

Percezione del gusto
La prova del gusto individua alcuni sapori fondamentali: l'amaro, il dolce, l’aspro e il salato. Il senso del gusto risiede nei bottoni gustativi, infatti, la nostra bocca è in grado di riconoscere i sapori degli alimenti per la presenza sulla superficie di particolari strutture distribuite su tutta la cavità orale. Queste particolari strutture (papille gustative) sono presenti in maniera più massiccia nella lingua su cui si distingue: sulla punta il dolce, sui lati il salato, nella parte centrale l’aspro e sul posteriore l'amaro (in un olio è possibile percepire altre sensazioni molto importanti come l'astringente e il piccante).
Tutto è pronto per assumere un piccolo sorso d’olio è giunto il momento di allenare le papille gustative.
 Depositate una piccola quantità di olio distribuendolo tramite la lingua in tutta la cavità boccale. Procedere con una suzione prima lenta e delicata, poi più vigorosa, cercando di aspirare l’aria tra i denti in modo da provocare l’evaporazione dell’aroma nel cavo orale, portandolo a diretto contatto con le papille gustative. Durante l’assaggio è importante incamerare aria con aspirazioni corte e successive, lingua contro il palato e labbra semi aperte, assaporare l’olio per almeno 20-30 secondi. In questo modo si definiscono le percezioni olfattive e si valutano quelle gustative (amaro, piccante, secco-astringente), in questa fase, è fondamentale, ricordare e stimare attentamente le sensazioni retro-olfattive. La raccomandazione più viva che si può fare a un assaggiatore alle prime armi è quella di non avere assolutamente fretta di espellere l'olio, ma essere calmi e tranquilli, cercando di memorizzare il maggior numero di sensazioni (può essere utile segnarsi su un foglio le sensazioni avvertite). I primi assaggi saranno importantissimi per imparare a familiarizzare con il vocabolario dei pregi e dei difetti, che costituisce in pratica l'ABC dell'analista sensoriale molto utile è cercare di descrivere agli altri le proprie sensazioni, cercando di mettere a fuoco una comune metodologia di comunicazione. Non cercate di individuare nell'olio i sapori più strani, nessuno vi offrirà mai un bicchiere di olio; la sua unica funzione è di essere un valido supporto ai nostri cibi maggiormente se è di qualità.
L'assaggio tecnico va fatto seguendo alcune norme generali di comportamento:
a) Non fumare almeno 30 minuti prima dell'assaggio
b) Non usare alcun profumo, sapone o cosmetico il cui odore persista al momento della prova
c) Non aver ingerito alcun alimento, almeno un'ora prima dell'assaggio
d) Accertarsi che le proprie condizioni fisiologiche e psicologiche siano positive, tali da non compromettere l'analisi.

7. mag, 2017

Il colore dell'olio indica la maggiore o minore qualità dello stesso?

Gli oli extravergini di oliva hanno naturalmente un colore che può variare e tendere maggiormente al verde o al giallo. Ciò dipende dal fatto che per natura gli oli extra vergini contengono pigmenti in di colore verde e giallo in quantità variabile. Nel caso in cui prevalga il contenuto di pigmenti gialli, l’olio avrà un colore con riflessi più dorati, nel caso in cui prevalga il contenuto pigmenti verdi, l’olio avrà un colore con riflessi tendenti al verde. Quindi la variabilità del colore dal verde intenso a quello tenue in cui prevale la colorazione gialla non è in alcun modo collegata alla qualità, sia chimica che organolettica. Il colore e quindi il prevalere del verde o del giallo può dipendere da molti fattori, come le cultivar e la zona di provenienza, il grado di maturità del frutto, o il tipo di impianto di estrazione o da come l’impianto venga utilizzato. Per tutte queste ragioni, e poiché il colore di un olio, come si è visto, può dipendere da molteplici fattori, consigliamo di non basare la scelta sul colore. Si pensi che anche gli assaggiatori utilizzano bicchieri colorati (di vetro blu o marrone) per evitare di essere influenzati dal colore all’atto dell’assaggio.
Soltanto la presenza di riflessi rossastri indica che l'olio si e' deteriorato perché non e' stato conservato al riparo dalla luce.